
Alle due e mezzo (pm) con 45 gradi
ed asfalto rovente,
60 gradi secondo le Havaianas,
non potete rompere il ecc ecc
per LO pneumatico SPIZZATO.
INTRO
Della A290 Alpine Blanc Nival. | – * –
Questa non è un’auto che ispira bucoliche visioni,
panorami inconsueti, cieli tersi o con nuvole incombenti.
Forse temporalesche nubi, forse fiammeggianti fulmini.
Da tempo avrei voluto un CLiKing in mezzo ad una tempesta con fotogenici fulmini. Ma qua il fulmine cozza con due fattori.
Il tempo a disposizione e l’autonomia.
Paradosso: è un’auto elettrica.
A290, non è di necessità virtù, è un’auto che ha ispirato altro.
Dall’annuncio della sua disponibilità alle mani sul volante
il pensiero per l’idea di una fotografia degna della A290
è volato da altre parti.
La somiglianza è comparsa immediata.
A domanda di verifica nessuno ha risposto in modo corretto.
Viaggio, IO, in altri mondi.
Ma a spiegazione avvenuta tutti, tutti e significa tutti quelli del campione,
hanno replicato, sorridendo:
“È vero!”
Con fioriti, multicolore e multi-etnici accessori verbali.
A290 oltre alla mia visione di somiglianza
è un’automobile che – nella costante ricerca di un’idea –
ha indirizzato il pensiero verso la dinamica di centro città.
Velocità, dimensioni, confort, presenza, manifesto del proprio pensiero e stile di vita.
A290 mi ha sorpreso per la ricchezza degli spunti stilistici, ogni dettaglio avrebbe voluto la stessa identica inquadratura
ma con luci ed ombre di momenti diversi della giornata.
Il tempo non me lo concede.
La luce è diversa istante dopo istante
e quei dettagli visti e cliccati avrebbero mostrato con luci diverse
la profondità del pensiero stilistico.
Gli italiani son bravi nel design, bibbia e vangelo allo stesso tempo,
ma riconosco ai francesi quella ricercatezza quasi maniacale
della perfezione stilistica per emozionare, stupire.
E vendere.
Antony Villain, Direttore del Design del brand Alpine.
Il colpevole è lui.
Vorrei esser colpevole come lui.
Bravo.
Un bravo che deve essere esteso a
Joshua Reer e Gaëtan Fumaz,
i due designer che hanno saputo rivedere in interpretazione moderna
lo stile delle Alpine da corsa.
Quelle vere, come la A110.
Bravo.
Alla francese, naturalmente.
Con un’accento tonica sulla prima sillaba (brà-vo)
pronunciata in modo molto marcato
a seconda dell’enfasi del complimento o dello stupore.
Lasciando scorrere la “O” finale, nè allungamenti o accento.
Nascosta, l’accento, col francese scritto,
una sgrammaticata da penna blu e così non sarebbe corretto usare.
|/
Tze’.
|/
Poi c’è chi si sollazza, e gongola, con fine scrittura
delle parole surrettizio o ludibrio.
Dandosi un tono che cozza con corte magliettine
utili solo per la bella mostra del benessere
firmato dal “cocomero che avanza”.*
Così quelli che dicono o scrivono
bra-vò
denunciano la profondità
della ignoranza
pari all’altezza
della superbia.
*rif. titolato 😂 “straniero”
centro di chiacchiere di corridoio via telefoni intelligenti.
Insomma un autorevole “collega”.
Autorevole.
TZE.
*****
ps. della dinamica cittadina: bruciante (!) accelerazione per fottere
il giallo incombente che altrimenti con la sosta fotte la tua autonomia.
I semafori, qui IN Roma, giusto che sia, hanno tempi biblici.
Che spreco d’elettricità.

Il suo nome era MAO.
In tempi del Libretto Rosso.
Era il fetentissimo e dispettosissimo
Gatto Siamese di mia madre.
Oggi MAO ha pensato bene di manifestarsi
per “disturbare” un cliKING©Lr alla A390
in attesa del mio pick-up di rientro.



JOURNEY
ALPINE A290
Blanc Nival
Longitudinale.
Posteriore.
Mica so’ coordinate geografiche
e neanche il seducente Lato B
di qualche elegante Topina parigina.
Questa è un’altra che guardavo.
Quella spina dorsale sul lunghisssssssimo cofano era ammaliante.
Quei due fermi, forse in forma, simili, di quelli per le antiche borse da viaggio.
Il negozio di Rue Neuve-des-Capucines già esisteva
ma nessuno dei moderni influencer lo sapeva.
Robe per intenditori del Grand Tour.
Signore e signori che viaggiavano con i bauli al seguito.
Portati da maggiordomi
e personale di fatica delle ferrorie e dei transantlatici.
Robe esclusive.
Come quella Automobile
bassa e ferocemente attizzante.
Già famosa.
Bauli e borse mai sarebbero entrati ma…
se avevi quella Automobile lì,
il guardaroba era già a destinazione.
Già famosa.
Non solo per gli intenditori, famosa nelle competizioni.
Come cXXYYo fai
a non ricordare quella accecante luminaria di fari
e quei lampi blu sulle nevi delle ps monegasche.
Altro che digitali “faccio tutto io”,
quelle luci sballavano anche gli esposimetri più avanzati.
Ma che fascino quelle stampe da passare in tipografia.
Sognando il culo raso terra della stradale.
Mai concessa da quelli di via Tiburtina.
Ghini&Pallotta.
Così questa la guardavo solo sulle riviste
che allora sfogliavo.
Per questioni di lavoro,
mischiate con altre letture “celloFanate”
comprate in panino
dall’edicolante muto e compiacente.
La guardavo e la desideravo per quei due posti secchi,
quei dettagli sul cofano e quelle prese d’aria sul culo.
Bellissimo fondoschiena parigino.
Con stile mediterraneo.
Una matita mica poca roba: Michelotti.
Chi sa sa,
chi non sa peggio per lui:
gli rimane solo leggere.
Oppure
“se dispone”
comprare un pezzo di storia dell’Automobile.
Bassa e – mi raccontavano – con prestazioni favolose.
Ed un assetto tutto da scoprire.
Qualche numero in più nella sigla, oggi,
per quella che m’aspetta la prossima settimana.
Tanti numeri, ma solo di sigla, per la originale.
Di che colore, quella che m’aspetta?
Azzurro no, eh.
Spero, con ardore, sia bianca.
Di notte è fotogenico.
All’alba pure.
*****
pics &TXT
©Lr
cliKing


Mi serve tempo, voglio tempo,
questo è solo l’inizio della mia visione di A290.
Ho tempo per far popolare la pagina con altri cliKING.
Nessuna immagine
è prodotta con l’uso della iA.

PIGIATO una volta sola…
una sola e non scrivo altro.
Qualcuno piange.
Che gusto, borioso crucco.
Sverniciato.
Di brutto.
Il Pensiero è Silenzio
e
il Silenzio è Pensiero.
Ab Imo Pectore.
Imperare Sibi Maximum Imperium Est.

