
Embark on a hiking adventure and explore the beauty of the NIGHT SKY.
STARS
and
FLOWERS
Micro & Universe

Dal cervello parte un’energia incontrollabile,
*****
scende lungo le braccia, arriva alle gambe
(non fate gli spiritosi voi che leggete)
ritorna indietro,
gli fulmina il cervello.
Gli mozza il respiro.
Il cuore accelera,
la testa si riempie
di ricordi,
di emozioni non dimenticate,
le palpitazioni aumentano
e
– sì, addirittura –
un velo
gli appanna gli occhi.
Un’emozione
che ne nasconde
altre senza “paragone”,
ancora più profonde
ed
indelebili.
Già.
Sono le ritrovate stelle di
Castelluccio di Norcia
che illuminano splendenti
la sua Anima, la Mente, il Cuore.
Nel silenzio profondo di Pian Grande.
Assoluto.
“Letture Notturne”
Estratto da Il Libro,
episodio
Three-Five-Seven-O.
11 2018
21 Novembre 2018,15:44


Buongiorno!
Fai un viaggio con me?
Ti prometto il Sole, la Luna e le Stelle.
E le avrai.
Con me.
Solo con me.

Pic
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“Nel secolo scorso,
intono agli Anni ’60 o ’70,
vidi per la prima volta
il Lago di Braies
così come si vede
con le fotografie ancora oggi, fotografie del secolo scorso appunto quando le rive del lago mostravano l’erba al filo d’acqua.
Sempre nel secolo scorso
tornai a distanza di qualche anno.
Quei bei prati verdi a filo d’acqua erano diventati una massa di fango informe
per quello che oggi si definisce l’overTourism.
Così è la Piana di Castelluccio
e la sua fioritura
tra Giugno e Luglio.
“Sosta per rifornimento carburante dalle parti
della Val Nerina.
Anche il caffè.
Vettura?
Una BMW
con cambio automatico.
Al commiato dal bar
la domanda è un obbligo.
‘Vuole provarla?’
‘Vuole guidare?’
‘Sì. Perché no!’
‘Guardi
che ha il cambio automatico’
Neanche il tempo di dirlo.
Si esce.
E la persona che guidava… che fa?
Cambia marcia premendo il pedale del freno.
‘Complimenti.’ ”
“Per favore accosti.
Guido io.”
“Sì, forse è meglio”
“Quello” che cambiò marcia
premendo il pedale del freno
di un’auto col cambio automatico
aveva IN Castelluccio di Norcia un contatto.
Un gentil contatto che affacciandosi alla finestra poteva raccontare con tanta attendibilità
lo stato dei colori nella piana sottostante.
Una finestra sul cuore
del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Invidiabile.
Forse.
La fioritura dei prati di Castelluccio di Norcia
è il classico esempio della tragedia dell’overturism.
Abusato inglesismo usato per definire un orrendo fenomeno che,
qua,
si traduce in turismo d’assalto,
ignorante il principio del rispetto dell’ambiente.
Tanto è che per scendere al piano di Castelluccio
e guardare i fiori colorati ora serve la titolarità.
Furba forma di rimpinguo delle casse.
Perché come disse Achille Ratti…
(Papa Pio XI ben prima di Giulio)
C’è il numero chiuso.
Ora.
Giusto?
M’astengo dal manifestare il pensiero.
La fioritura di solito è nel suo massimo fulgore
nelle ultime due settimane di Giugno
e le prime di Luglio.
Il meteo e l’andamento stagionale precedente
hanno forte influenza sul momento in cui sbocciano i fiori.
“Quella” volta,
quella della cambiata di marcia sbagliata,
trovai, trovammo, solo il giallo.
In altre, ancor più lontane occasioni,
bianchi eterei fiorellini.
Oppure prati arsi dal Sole
dell’appena passato Agosto.
Altre il ghiaccio, la neve, il gelo.
Papaveri, fiordalisi, genzianelle, narcisi e violette, ranuncoli, asfodeli e trifogli, lo Specchio di Venere, insieme al celebrato fiore bianco della lenticchia.
Eccoli i protagonisti.
Della visione del dettaglio di un petalo
davanti alla lente di un 105 Micro Nikkor
alla magnificenza grandiosa della piana,
dei suoi colori di giorno e, con la notte,
il cielo pieno di stelle.
Con il silenzio infranto per un istante
dal clic della Nikon con il suo Nikkor 14 millimetri in posa di quaranta secondi.
C’è pure la senape selvatica,
la camomilla bastarda
ed il leucantemo.
Dal rosso al bleu, al viola, i colori ci sono tutti.
Senape Selvatica, Camomilla Bastarda…
Nomi che raccontano dei fiori di Pian Grande,
Pian Piccolo e Pian Perduto:
capolavori che sono, anche, personcine meteoropatiche, buttandola un po’ in termini sdrammatizzanti.
Non mi va di tirar in ballo il “cambiamento climatico” di demagogica strumentalizzazione.
La gente non ha percezione del concetto di “era”, inteso come fase di vita del pianeta.
Troppo concentrati su una visione ristretta
delle mutazioni che hanno, invece,
scale temporali più ampie.
Di certe scatole craniche di sicuro.
Perché, altrimenti, sarebbe da cancellare ogni presenza da quelle parti
a protezione TOTALE dell’ambiente.
Braies docet.
A legger le restrizioni c’è da far passare la voglia d’andare.
Immaginando il frastuono, la confusione, lo sporco della maleducazione degli avventori affamati
solo del selfie
per immortalare la propria presenza
e la loro prodezza.
(Aggiornamenti
per il 2026 sulle pagine online
della Regione Umbria,
del Comune di Norcia
e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini
per la fioritura ’26).
In linea di massima, riferimento al 2025,
sono previste restrizioni nei fine settimana di fine Giugno ed inizio Luglio. L’accesso alle automobili, ai camper nella piana a ridosso dei prati in fiore
è proibito, obbligatorio il parcheggio nelle zone
in destinazione d’uso.
Strumenti, anche, utili all’incasso.
Per le moto è a mentula canis,
secondo l’umore del momento dell’emittente
la norma.
Val la pena di scrivere, a prova di cretino,
che è
ASSOLUTAMENTE VIETATO
calpestare i campi coltivati, fioriti.
Strano non sia specificato che il taglio dei fiori…
Mozzerei le mani
dell’incauto coglione sfrontato.
Io.
Nota positiva:
nei giorni feriali l’accesso è “più libero”
(notare il “più”)
ma tutto è nella norme del Comune di Norcia.
Giusto?
Forse.
Per quest’anno
è annunciata l’emissione delle REGOLE per la tarda Primavera.
Giusto.
Non hanno sfere di cristallo da quelle parti.
Scritto di norme ed affini vien voglia di non pensare alla fioritura.
Così è.
Così è stato.
Così sarà.
I fiori della piana non sono l’unico motivo
per andare da quelle parti.
A parte gli scatti dei campi gialli di secoli or sono
ho conosciuto Castelluccio e dintorni in momenti diversi.
Castelluccio
fuori del marasma della fioritura
è silenzio.
Il motivo, ieri come oggi e domani, dei miei viaggi.
Il momento di raccoglimento
che genera quel posto è simile solo a quel provato davanti alla Madonna delle Cataste
o nei pianori più nascosti di Campo Imperatore
alla ricerca dei papaveri in quota,
oltre mille-e-cinquecento metri.
Ci sono, ci sono.
Eccome.
Il Journey 8 2026 è questo.
Voler trovare il silenzio e la pace
cullandosi nei propri pensieri,
provando emozioni profonde che riscaldano l’Anima, la Mente ed il Cuore.
In silenzio.
Con questa idea:
“buongiorno
Un viaggio con me?
Ti prometto il Sole, la Luna e le Stelle.
E le avrai.
Con me.
Solo con me.”

Pic
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IN PuntArena
ha funzionato tutto alla perfezione
così ho potuto passare lunghissimi pomeriggi in SILENZIO,
utili, necessari,
per l’evoluzione di JourneyWithLu.
Quella parola,
SILENZIO,
è nata in quelle settimane IN PuntArena,
IN Marina di Altidona.
L’Autunno ha raccolto quei pensieri,
li ha arricchiti grazie al ricordo
di quelle giornate dai colori armoniosi
e quasi pastello delle prime sensazioni
del cambio di stagione.E poi, confesso, il RUM ha messo del suo.

“Spolverina“.
La 620 Nanometri corre fluida sulla statale della Val Nerina.
Un istrice attraversa la strada.
Illuminato dagli alogeni della Spolverina, una simpatica giovane rumena che mi accompagna da qualche giorno per arrivare a quel momento.
La Piana di Castelluccio.
Di notte.
Sono le due, le tre, di notte.
La corona di dardi arancioni si staglia nel buio.
Inchiodata per ammirare il maestoso attraversamento della striscia d’asfalto.
Ecco perché CERTI posti dovrebbero esser, o rimaner, fuori della portata dell’umanoide.
Sarà la notte di un dì di Marzo (era il 15), sarà il freddo
in strada c’è solo la 620 Nanometri francese,
sì insomma una francese di Romania.
Bella pupa, in effetti.
Ed il maestoso istrice viandante per i cazzi suoi.
C’è solo il rumore metallico del mezzo in movimento
e nell’abitacolo qualche solita musica di sottofondo.
Dai Cranberries a Ronnie James Dio.
Le stesse che mi accompagnano da un po’,
quelle non cambiano quasi mai.
Gli stati d’animo sono sempre uguali.
Prima e dopo.
Galleria super illuminata.
L’occhio nello specchietto:
dietro nessuno.
La Spolverina esce dalla galleria,
ha fretta d’arrivare in punto
PRECISISSIMO
per il clic al Sole che nasce ad Est.
Avessi saputo.
Perplessità.
Ma sei scemo?
Rinunci?
Neanche per idea.
Conversione.
Galleria.
Conversione.
Sosta riflessiva.
Analisi dell’ambiente.
Scendo.
Freddo cane.
Nessuno.
Solo silenzio.
Neanche il vento.
Spicciati Lu.
Il momento è di magia.
Cinquanta metri dentro.
Nikon in mano.
Clic a raffica.
Davanti.
Tre quarti anteriore.
Destra, sinistra.
Corri dietro, spicciati.
La magia può finire da un istante all’altro.
Altro che Cenerentola se passano i Carabinieri.
Gli unici che avrebbero potuto passare.
Gli “altri” dormono la notte.
Loro, i carabinieri, magari son di pattuglia.
Corri Luca.
Dietro, centrale.
Dietro, tra quarti.
Destra, sinistra.
Nikon a raffica.
Senza pietà.
La scheda ha spazio.
Riparto.
Il fiatone per l’emozione.
E sarà nulla in confronto al “poi”.
Sono in anticipo, di parecchio.
Spolverina mi dice:
“Lu, ora dormi.”
La notte.
Le stelle.
Il freddo.
Il ghiaccio.
La neve.
Le nuvole.
La nebbia.
L’indaco.
L’arancione.
Il rosso.
Poi.
L’azzurro.
Castellucio di Norcia
non è solo la fioritura della piana.

Pic
Journey_Castelluccio-Norcia-flowers-painting-with-Nikon-300mm
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Ab imo pectore
La foto di Spolverina 620 Nanometri in galleria non la pubblico:
non sono “auto”lesionista.
Sarebbe la certificazione, una delle tante, di una infrazione al Codice della Strada.
Veniale? Mortale? Non so, più lieve di altre:
237 km/h in A1, Vecchio tratto Appennino. Volvo T5 AWD. Beccato!
Pagata.
Non io.
Pagata da chi ha messo la “coperta”, confessione avvenuta anni dopo a Francoforte in una cena pro.
“Lui”, il suo presidente di quei tempi, io ed un altro commensale.
Tavolo per pochi.
“Tu devi stare zitto, quando è arrivata ci siam detti… ma quanto cazzo andava. Lì!”
Grazie!
GRAZIE non per la pesante coperta ma grazie per tutte le MS che ti ho scroccato.
E per tutti i segretucci automotive che mi hai voluto raccontare.
Sapessero le “genti”.
Ciao Piero.
RIP Amico mio.


Nota.
Alcune fotografie sono state scattate prima del Terremoto.
Sono stato in Castelluccio ANCHE dopo il Terremoto.
Ho capito che è necessario tornare spesso.
E spendere soldi per aiutare.
Anche a distanza di tanto tempo.
2016.
Non dimenticare.
Mai.
“Imperare Sibi
Maximum Imperium
Est”

